giovedì 10 agosto 2017

* Menù Irlandese *


























"...And I ask you now, tell me what would you do 
If her hair was black and her eyes were blue 
I've traveled around I've been all over this world 
Boys I ain't never seen nothin' like a Galway girl."
(Steve Earle, The Galway Girl)


Stanotte in molti saremo con il naso all'insù, ad osservare il cielo, in attesa di poter scorgere una stella cadente sfrecciare nel buio. Probabilmente perché nonostante ci faccia sorridere, in un angolino nascosto tra la ragione e la totale follia, non escludiamo la possibilità che quei desideri espressi, forse forse se ci concentriamo, si possano avverare davvero.
Nell'ultimo mese, se già non ne fossi convinta, ho avuto tuttavia la riprova che l'attesa senza validissimi motivi non serve a niente se non a far passare il tempo e a rimandare cose che andrebbero fatte, compatibilmente alle possibilità, esattamente quando le si desidera. 
Perchè la vita può cambiare in un secondo, quando meno te lo aspetti, prima ancora di accorgersi che se non ci si mette di buzzo buono a rincorrerli sti sogni, non ci piomberanno addosso a cavallo di una scia luminosa.
Così contro il mio rimandare a data non so dell'anno chissà, ho finalmente realizzato quello che era uno dei miei sogni di sempre: sono andata in Irlanda.
Dopo una vita di racconti e musiche, di immagini reali o idealizzate, di festeggiamenti fuori contesto e ricette sperimentate senza la minima certezza, ho deciso che era arrivato il momento di provare a capire perché, da quando ho ricordi, amavo un posto che non avevo nemmeno mai visto.
Ed è stato meraviglioso. 
L'ho capito al primo freddo di luglio, sotto la pioggia che sembra non bagnare (o bagna te ma mai loro), davanti ad un vero irish stew o addentando quelle fette appena imburrate di soda bread, sorpresa, orgogliosa, quasi commossa nel riconoscere quel gusto sfornato infinite volte a casa mia.
L'ho capito nei greggi di pecore saltellanti e un po' anarchiche, che a propria discrezione riportano la frenesia umana al loro ritmo di brucaggio, davanti a quelle distese di un verde talmente irreale da accecarti gli occhi e un cielo di nuvole che corrono così veloci da comparire e apparire come un battito di ciglia.
Nei terreni umidi e salmastri, nella sabbia bianca fuggita dai caraibi e in tutti i fiori e piante che riescono a insediarsi e crescere lungo i margini di strette strade di campagna, ai bordi degli interminabili muretti a secco e perfino sui tetti delle case, se serve. 
Davanti a scogliere a picco sull'oceano, che sa di profondo e indomito, dove solo il vento e lo stridio dei gabbiani possono arrivare.
Nella musica che risuona ovunque nelle strade, dentro e fuori ogni pub, nei violini, nei banjo, nelle cornamuse e nei bodhran che battono, in tutti i bicchieri pieni o vuoti in numero indecifrabile, in ogni pinta di birra dalla schiuma equilibrista offerta come fosse la migliore delle strette di mano. 
Nella premura di ogni ospite che mi ha aperto la propria casa, nell'entusiasmo di Susan che parlava italiano dopo 10 lezioni, nell'abbraccio sconosciuto di Adam, nelle risate di chi festeggiava con estranei un compleanno in famiglia, nella prontezza del salvatore dai capelli rossi di cui non saprò mai il nome.
Perchè se c'è una cosa di questo viaggio che porterò sempre con me aldilà delle distese verdi e dei paesaggi incredibili, sono le persone, la loro accoglienza e gentilezza, il loro spirito divertito, i loro occhi e i sorrisi sempre aperti.
Quindi questo post lo dedico a loro, alla mia compagna di viaggio, a chi ancora guarda le stelle ma intanto costruisce i suoi sogni, 
e a chi, ovunque si trovi ora, continua a viaggiare.


***
A dispetto delle temperature italiane di questi giorni e nonostante San Lorenzo non sia San Patrizio, ho pensato non ci fosse momento migliore per presentare un intero menù irlandese, semplicemente riunendo e riproponendovi in un unico post tutte le migliori ricette già proposte:

1 commento:

  1. Perfettamente d'accordo che i sogni non devono rimanere tali per troppo tempo, ma avverarsi se possibile il giorno dopo! E brava Michela!

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