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giovedì 21 maggio 2020

Gnudi








































"Ecco guarda!" gridò un babbo al suo figlioletto "l'Imperatore sta arrivando"
"Qual è babbo?" "Quello che ha addosso quei vestiti meravigliosi!"
"Ma non ha nessun vestito addosso, babbo. Guarda come sta tremando. Perchè non ha gli abiti addosso?" La gente vicina a lui, che aveva ascoltato, cominciò a fissarlo. 
"Scusatelo, è troppo piccolo per sapere" si scusava il padre. 
"E' troppo giovane per essere ingannato, vuoi dire" disse la madre. "L'Imperatore è nudo come un verme. Qualcuno l'ha preso in giro. E ha preso in giro anche noi!" 
(H.C.Andersen, I vestiti nuovi dell'Imperatore da "I Racconta Storie" n.1)


Mai come in questo lungo periodo di restrizioni e mancanza di libertà molti di noi, ne sono convinta, si sono trovati a riflettere sulla follia della vita che stavamo conducendo prima e sulla stolta inutilità del superfluo. La frenesia del correre a tutti i costi verso mete eternamente in divenire, scadenze assurdamente da rispettare per potersi ben posizionare in una catena lavorativa e sociale ben oleata, giornate da riempire senza respiro in ogni loro parte per non sentirsi in colpa verso il conoscente più produttivo o il giardino del vicino più verde. 

mercoledì 22 aprile 2020

Lasagne verdi con piselli e asparagi








































"M’indugiavo a guardare, sulla tavola, dove la sguattera li aveva appena sgusciati, i piselli allineati e numerati come bilie verdi in un gioco; ma sostavo rapito davanti agli asparagi, aspersi d’oltremare e di rosa, e il cui gambo, delicatamente spruzzettato di viola e d’azzurro, declina insensibilmente fino al piede – pur ancora sudicio del terriccio del campo – in iridescenze che non sono terrene."
(Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto)


Oggi per me sono 49 giorni da che sono ufficialmente in quarantena, 7 volte 7 in totale reclusione casalinga, in cui conto 4 uscite a piedi al supermercato più vicino e qualche fuitina a buttare la spazzatura ai secchi sotto casa. Non so nemmeno più se superati i 40 giorni possa essere chiamata "quarantena". Tutto sembra assurdamente congelato come un videogioco messo in pausa, in attesa di ripartire per proseguire la partita. Ma nonostante la sensazione di immobilità perenne, oltre le finestre la primavera prosegue il suo corso, come una grande festa alla quale gli unici non invitati siamo noi.
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