martedì 23 aprile 2019

Pan de mej







































"In quel momento, un cavaliere fermò il suo cavallo vicino al lago per abbeverarlo. Si chiamava Giorgio ed era l'uomo più coraggioso del regno. Guardando verso la città, vide l'enorme ombra del drago sovrastare la Principessa, con il collo arcuato e la boccaccia spalancata..."
(Ser Giorgio e il Drago da "I Racconta Storie" n.18)


Ser Giorgio, Santo patrono d'Inghilterra, Protettore dei militari e di tutti gli ordini cavallereschi, degli scout, delle guide e dei gitani, Megalomartire di tutte le Chiese cristiane, invocato come protettore contro tutti i tipi di pericoli e ogni male. Se all'appello aggiungessimo "Protettore del lago e Uccisore di draghi" potrebbe tranquillamente sedersi sul Trono di Spade, tanto che la sua storia si confonde con decine di leggende tra sacro, profano e ritorno, fino a volerlo Morto e Risorto...tre volte (se già la prima non valesse tutti i Sette Regni). 

Una cosa sembra certa, Giorgio quel povero drago l'ha stecchito. Sul come l'abbia fatto iniziano le complicazioni e gli intrecci. Una lancia? Un enorme spadone a mozzargli la testa? L'ha ingozzato con un'esagerata quantità di dolcetti e drogato di sambuco? La cosa mi fa molto ridere, lo confesso, perchè quel gigantesco e meraviglioso drago verde con fauci spalancate, ripiegato in infinite spirali sinuose da entrare a stento nei bordi della pagina del libro, è stata per una vita l'immagine prototipo di ogni drago e l'unica vera bellezza di quel racconto dove l'eroe veniva ridotto a una microscopica armaturina senza volto e di cui nemmeno ricordavo il nome della principessa. Immaginate la mia delusione davanti a quei serpentelli alati dell'iconografia cristiana. Giusto uno di loro si sarebbe potuto accontentare di riempirsi la pancia di dolci focaccine, che il "mio", già davanti alla principessina insalamata al palo, avrebbe preteso stizzito un confronto furioso con lo chef. 
Ma visto che, nonostante il mio serio tentativo di documentarmi storicamente sulle tradizioni che legano i pan de mej a San Giorgio, ai lattai lombardi, alla transumanza, agli alberi di sambuco e alla loro fioritura il 23 aprile, non ne vengo fuori senza forti dubbi eretici, tanto vale immaginarsi divertita un Sciùr Drago mentre chiede al Giorgio un bicchiere di panna per pucciare la pagnottina.

***

"Pan meino o pammeino, panigada, pan dei poveri, pan de mej o de mei, pan melghino… Sono tutti i nomi del pane dolce tipico lombardo che, per tradizione si preparava il 23 aprile, giorno dedicato a San Giorgio.
Come indica il termine mei, dovrebbe essere preparato con farina di miglio, ma dal ‘700 circa lo si confeziona miscelando solo farina di grano e farina di mais. È venduto in panetteria o dai pasticceri sotto forma di focacce rotonde, schiacciate, scarsamente lievitate, cosparse di fiori di sambuco essiccati (la paniga). Si conservano bene per qualche giorno, in credenza, e sono ottime per la prima colazione, servite con panna liquida o latte.
Viene ancora confezionato da alcuni fornai, ma, in prevalenza, da industrie dolciarie specializzate in pasticceria fresca; un’altra delle modifiche all’antica ricetta, infatti, è l’introduzione del lievito per dolci al posto di quello di birra, che lo trasforma in una sorta di biscottone." (dal Calendario del Cibo Italiano dove trovate storie, leggende e cotillons)







































Ingredienti (10 circa):
  • 200 gr di farina di miglio
  • 100 gr di farina 0
  • 100 gr di burro
  • 60 gr di zucchero
  • 2 uova
  • 10 gr di lievito (2 cucchiaini)
  • 1 pizzico di sale
  • latte q.b.
  • fiori di sambuco secchi o freschi
  • zucchero a velo
Montare il burro a pomata con lo zucchero e un pizzico di sale, quindi amalgamare l'uovo rendendolo spumoso. A questo punto aggiungere poco alla volta le due farine e il lievito setacciati e, se si desidera, una manciata di fiori di sambuco. Se l'impasto fosse troppo duro aggiungete qualche cucchiaio di latte. Con le mani inumidite creare delle polpette schiacciate leggermente in superficie e disponetele su una placca rivestita di carta forno ben distanziate. Spolverate la superficie con abbondante zucchero al velo e altri fiori. Cuocete in forno già caldo a 180° per 25-30 min. Serviteli con del latte o con panna se volete rispettare la tradizione. 


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