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lunedì 12 dicembre 2016

Tortina (Paradiso) di Santa Lucia







































Santa Lucia bella
dei bimbi sei la stella,
pel mondo vai e vai
e non ti stanchi mai,

trova la porticina
di questa mia casina,
poi continua la strada
per tutta la contrada,
poi continua il tuo viaggio
per tutto il mio villaggio.

A tutti i bimbi buoni
Tu porta dolci e doni,
ma i regali più belli
portali ai poverelli.


Un bel po' di tempo fa avevo già scritto di come la festa di Santa Lucia sia a Verona, mia città natale, molto sentita, e come nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, tutti i bambini attendano il risveglio per poter trovare i doni desiderati ma soprattutto tanti dolci. In quel mio primo post parlavo anche di una focaccina, una piccola tortina che mia nonna mi preparava perchè la potessi lasciare, insieme ad un bicchiere di vino e qualche zolletta di zucchero o chicco di mais, alla Santa, al suo aiutante, il Castaldo, e al piccolo asinello (il musseto) per rifocillarsi nella notte, tra una consegna e l'altra.
Quando, senza zollette in casa, era la volta del mais, non si sa come ma l'asinello diventava schizzinoso e non gradiva, ma della tortina rimanevano ben poche briciole e io in verità non ho mai realmente potuto sapere che gusto avesse quel dolcetto, se non ipotizzando che dovesse per forza di cose assomigliare alle tante torte-focacce che preparava nonna nel suo forno a gas.
"Torta Paradiso" dice lei...sebbene sui suoi mini ricettari Bertolini o Pane Angeli d'antan le crocette si sprecano su torte regine, paradiso, sabbiose...per lo più tutte uguali! Così che mi sono decisa a fare una media pressoché pontederata dei ricordi approssimativi di nonna, le versioni "a occhio" di chi poi continuava a fare con quello che trovava in casa, e ricettari del tutto fuori moda.
Su una cosa sono stata inesorabilmente intransigente: il pentolino...quel pentolino! Piccolo, ammaccato, con manici di bachelite rosicchiati dagli anni, preso ovviamente in prestito e già riconsegnato...ma senza quello non poteva esserci tortina (e mi rammarico con chiunque non lo possegga ahahah)!
Questa ricetta non avrà quindi nulla di particolare per voi, niente di mirabolante o di esotico o moderno, niente che ne ingentilisca l'aspetto se non una buona spolverata di zucchero a velo, niente che la differenzi da qualsiasi torta paradiso o margherita di ogni casalinga italiana.
Ma per me è speciale perchè racconta di me, della mia famiglia, della mia storia e dei miei ricordi.
E di come (ha scritto qui perfettamente e in modo esilarante una mia cara ex compagna di scuola, veronese dop), non si sia mai troppo grandi per aver paura di farsi trovare svegli e aver timore della sabbia negli occhi o di trovare carbone invece che caramelle, "mandarini e bagigi", per scrivere lettere piene di desideri, per emozionarsi al suono dell'acuto scampanellio e sentire sempre un pizzico di euforia in questa notte magica.


Ingredienti:
  • 50 gr di farina
  • 50 gr di fecola di patate
  • 100 gr di zucchero
  • 100 gr di burro
  • 1 uovo
  • 1 tuorlo
  • 1/4 di lievito vanigliato
  • 1 pizzico di sale
  • zucchero a velo
Montare bene uovo e tuorlo con lo zucchero fino a ottenere un composto gonfio, chiaro e spumoso. Aggiungere poco alla volta la farina, la fecola e il lievito setacciati. Versarvi a filo il burro sciolto sempre mescolando e un pizzico di sale. Versare l'impasto in una piccola tortiera imburrata e spolverata con farina e pangrattato (se come me avete un piccolo stampo versatene un paio di cucchiai per ogni tortina) e cuocete a 180° per 20-30 min (se gli stampi sono piccoli ci vorrà meno quindi tenete d'occhio l'impasto). Fate raffreddare e spolverate con abbondante zucchero a velo.


Un grazie enorme alla mia nonnina e al suo magico pentolino!!!

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